Questo tumblr non esiste

...l'inconcepibile foglio centrale non avrebbe rovescio.

Jorge Luis Borges

Il tumblr di AubreyMcFato.

Dec 23
(hat tip Giavasan)

(hat tip Giavasan)



Dec 22
lukiness:

tempsperdu:

frost-at-midnight:

“You’re on earth. There’s no cure for that.”
- Samuel Beckett (1906 - Dec 22nd 1989)

lukiness:

tempsperdu:

frost-at-midnight:

“You’re on earth. There’s no cure for that.”

- Samuel Beckett (1906 - Dec 22nd 1989)


Dec 21
dottorcarlo:
TERAMO - “Abbiamo rischiato una volta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra i n sezione, si massacra sotto…”. Queste le parole registrate all’interno di uno degli uffici degli agenti di polizia del carcere di Castrogno a Teramo. Parole che raccontano di un pestaggio ai danni di un detenuto e dei timori che qualcuno avesse visto e potesse parlare. Un audio, pubblicato da Repubblica.it, che all’inizio di novembre fece scoppiare un caso e portò alla sospensione del comandante delle guardie penitenziarie. Adesso, una notizia riporta quel carcere all’attenzione delle cronache. La morte, cioè, di Uzoma Emeka, 32 anni, di nazionalità nigeriana, deceduto nel carcere di Teramo due giorni fa. Per molti, “il negro” citato nella registrazione, anche se davanti ai magistrati che lo hanno ascoltato, finora ha sempre risposto con dei “non ricordo”.
(Una triste coincidenza)

dottorcarlo:

TERAMO - “Abbiamo rischiato una volta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra i n sezione, si massacra sotto…”. Queste le parole registrate all’interno di uno degli uffici degli agenti di polizia del carcere di Castrogno a Teramo. Parole che raccontano di un pestaggio ai danni di un detenuto e dei timori che qualcuno avesse visto e potesse parlare. Un audio, pubblicato da Repubblica.it, che all’inizio di novembre fece scoppiare un caso e portò alla sospensione del comandante delle guardie penitenziarie.
Adesso, una notizia riporta quel carcere all’attenzione delle cronache. La morte, cioè, di Uzoma Emeka, 32 anni, di nazionalità nigeriana, deceduto nel carcere di Teramo due giorni fa. Per molti, “il negro” citato nella registrazione, anche se davanti ai magistrati che lo hanno ascoltato, finora ha sempre risposto con dei “non ricordo”.

(Una triste coincidenza)


novanta, la paura (cit.)

E Jeff Buckley con la camicia spalancata e la canotta bianca fa un quarto d’ora di vocalizzi facendoli risuonare nelle ossa della testa, le bimbe in prima fila sembra che abbiano visto la Madonna e lui dice: “Gente, gli anni ‘60 sono una fregatura totale. Gli anni ‘70, vi sembrerà di no, ma sono pure peggio. Gli anni ‘80, non fatemi nemmeno parlare degli anni ‘80: total bullshit (a parte gli Smiths, forse). Sta succedendo adesso, capite?”. Poi suona Grace e vengono giù i palazzi, Edifici Nuovi Che Crollano, come nel finale di Fight Club.

E Kurt Cobain vestito da ospedale a Reading, 1992. Il concerto finisce a piatti rotti e amplificatori presi a calci, e le chitarre come le faceva fischiare Kurt Cobain non le ha più fatte fischiare nessuno. Il concerto che ha rivelato i Nirvana al mondo finisce con Star Spangled Banner, l’inno americano tutto distorto, come Hendrix a Woodstock, però peggio, stonato, da presa per il culo, con il bassista che suona una marcetta sul rullante e il batterista ventenne magrissimo con i capelli ridicoli che si aggira per il palco e spacca tutto. Alla fine Kurt Cobain scende dal palco e regala la chitarra insanguinata alle prime file, chissà le botte che si sono dati per prenderne un pezzo. Se gli Anni Zero sono iniziati l’11 settembre 2001 e sono finiti con l’elezione di Obama, gli anni ‘90 sono iniziati con Cobain che dissacra Hendrix che dissacra gli Stati Uniti, e sono finiti, boh, per me non sono mai finiti. Di sicuro stanno per ricominciare.

Millenovecentonovantadieci era il titolo di uno spettacolo di Corrado Guzzanti, se non ricordo male, e forse ricordo male, ma ho sempre pensato che fosse un bel titolo, e 2010 vent’anni fa ci sembrava una data in cui tutti avremmo avuto le branchie, o avremmo imparato a volare, o saremmo stati capaci di ballare scalzi sulla graticola, e invece: niente superpoteri, solo questa neve che ingrippa i treni e ci fa stare fermi con il motore acceso ad aspettare l’apparizione della strada sul parabrezza spannato. E’ inverno, è la settimana di Natale, è normale non sentirsi più le dita dei piedi: “Ci scommetto che nevica / tra due giorni è Natale / ci scommetto dal freddo che fa”, you don’t need a De Gregori to know which way the wind blows.

E il vento soffia all’indietro ed è vento ghiaccio e rallenta il tempo, e il tempo va indietro nel tempo: i Rage Against The Machine sono primi nella classifica dei singoli natalizi in Inghilterra, è successo veramente, la campagna di Facebook ha funzionato e ora i quattro faranno un concerto gratis per festeggiare, e questa è la storia più bella del Natale 2009, quasi quasi prendo l’aereo, ma chissà che casino, in aeroporto, con questa neve. Killing in The Name usciva proprio mentre Kurt Cobain sfotteva quarant’anni di Chitarrismo Tecnicone e diceva Eccoci qua, fateci divertire, dateci un batterista piccolino e un bassista alto sei metri ed eccoci qua, potremmo tranquillamente essere i Muse o i Placebo o i Greenday, pensateci, la distribuzione delle altezze è la stessa, forse gli anni ‘90 sono stati questa roba qua: il Lungo, il Corto e il Depressone.

Ci vogliono dieci anni di prospettiva per far tornare di moda una decade, è sempre andata così: Lady Gaga e compagnia bella, ma che ne so io di quella gente, non so niente, però mi sembra di vedere splendere scintillante la gigantesca scritta Anni Ottanta, e ottanta voglia di smetterla con questa musicaccia plasticona, sì, va bene, gli Smiths, e i Police, e poi la New Wave vogliamo buttarla via? Si, vogliamo buttarla via: la Nuova Onda la congeliamo sotto questa neve per almeno dieci anni, adesso arriva il 2010 ed è un po’ come se arrivasse il 1992, troveremo un Depressone con qualche disturbo alimentare e gli andremo dietro come i topi con il flauto.

Poi, dopo il 1992, arriverà il 1993. E uscirà di nuovo Pablo Honey dei Radiohead, dentro ci sarà di nuovo Creep e qualcuno prenderà Vasco Rossi e gli tirerà in faccia un modellino della Ghirlandina con l’impalcatura e tutto. Così, per prevenzione.

La ribloggo tutta, ‘sta splendida saudade di simonerossi.


Dec 20
“Un vero funambolo della lingua: cieco, senza rete e con la labirintite.” Recensione a Emmaus di Baricco, Cabaret Bisanzio.

Dec 19
nerd night (uh oh…) (via catastrofe)

nerd night (uh oh…) (via catastrofe)


Dec 18

Enzo Biagi non era il nonnino ricalcato sull’ovetto del cioccolato Talmone che la gente ha visto e ascoltato in tv durante anni ed anni. Dietro il suo sorriso timido, al di là del gesto sobrio, della battuta severa ma sempre accomodante, Biagi gestiva una feroce volontà di successo, un impegno duro come una lama, quotidiano, al servizio della notizia. Sempre attento a dare di sé l’immagine che il pubblico, vastissimo, aveva modellato sul suo discorso. Enzo Biagi è stato, fu, è, un felice narratore straordinario, della vita e della morte.

Ha raccontato il mondo senza mai dimenticare il natìo borgo selvaggio, l’adolescenza povera, la giovinezza arsa dall’ambizione. Ma un ricordo onesto di Enzo Biagi non può prescindere dalla televisione. Di fatto Biagi ha inventato il telegiornale, imponendo parametri sempre attuali: la notizia, l’approfondimento, l’understatement. Un telegiornale moderno, asciutto, mai reticente, chiaro, pulito. Notizie e approfondimenti senza guardare in faccia nessuno, così ha operato Biagi. Fino all’ultimo, col suo “Fatto”, ha voluto approfondire la vita, la morte, la misericordia.


Igor Man, 6 novembre 2007.

(via 11ruesimoncrubellier)


Dec 17
The Big Bang Theory 2.03 - The Barbarian Sublimation



(via nipresa; monicagellerb;sheldoncooper; fuckyeahsheldonpenny: lizzymaxia; fujiidom)

The Big Bang Theory 2.03 - The Barbarian Sublimation

(via nipresa; monicagellerb;sheldoncooper; fuckyeahsheldonpenny: lizzymaxia; fujiidom)


[Prosperini] è quello secondo il quale per i tossicodipendenti

ci vuole il modello Singapore: lo stendi sulla panchetta, ten ten ten, dieci nerbate
l’omosessualità
è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo
e i manifestanti contro il Papa alla Sapienza avrebbero dovuto essere garrotati
ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta attorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia.
Quanto al trattamento repressivo più idoneo per i corrotti, agli incarichi da vietare ai turbatori d’asta e al genere di tribù indiana più appropriata per chi intasca tangenti, il nostro amico non si è mai pronunciato.
(via dottorcarlo)

[Prosperini] è quello secondo il quale per i tossicodipendenti

ci vuole il modello Singapore: lo stendi sulla panchetta, ten ten ten, dieci nerbate

l’omosessualità

è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo

e i manifestanti contro il Papa alla Sapienza avrebbero dovuto essere garrotati

ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta attorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia.

Quanto al trattamento repressivo più idoneo per i corrotti, agli incarichi da vietare ai turbatori d’asta e al genere di tribù indiana più appropriata per chi intasca tangenti, il nostro amico non si è mai pronunciato.

(via dottorcarlo)